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JEWISH REFUGEES

IN APULIA
Witnesses of Rebirth

 

PROFUGHI EBREI

IN PUGLIA
Testimonianze di una rinascita

 

Golda Elena Blanaru Sparasci

Golda Elena Blanaru è nata a Bucarest e vive a Tricase dall’epoca del suo arrivo nel campo di transito locale il 17 novembre del 1945, il giorno del suo compleanno. Il suo è uno dei rari casi di profughi che, per essersi sposati con un italiano del luogo, decisero di restare invece che emigrare in Palestina o in America. La sua famiglia partì nel 1946 per il Brasile. Dopo il matrimonio, Golda ha rivisto i suoi parenti una sola volta, quando è andata a trovarli a Saõ Paulo nel 1964.

Golda Elena Blanaru was born in Bucharest and has been living in Tricase since her arrival in the local DP camp on her birthday, November 17th 1945. Hers is one of the rare cases of refugees who, for getting married to a local Italian, have decided to stay, instead of leaving the country to Palestine or the Americas. In 1946 Golda’s family sailed to Brazil. After her wedding, Golda has visited her relatives just once, in 1964, when she went to see them in Saõ Paulo.

 

Ci racconti della sua famiglia

Sono nata a Bucarest, avevo un fratello e una sorella. Mio padre morì quando avevo sette anni. Nel 1945, all’età di sedici anni, decidemmo di lasciare la Romania e, dopo un viaggio avventuroso, attraverso l’Ungheria e l’Austria, giungemmo in Italia. Facemmo varie tappe per ritrovare mia sorella che era partita prima di noi. Ogni volta che arrivavamo nei luoghi in cui si era fermata era sempre troppo tardi. Lei era già partita da qualche giorno. Finalmente giungemmo a Tricase e lì ci ritrovammo tutti. Eravamo alloggiati al Porto in una villa con altri profughi ebrei. Poi conobbi il mio futuro marito, Fernando.

Tell us about your family

I was born in Bucharest, I had a brother and a sister. My father passed away when I was seven. In 1945, when I was sixteen, we decided to leave Romania and, after an adventurous travel, through Hungary and Austria, we reached Italy. We stopped in various cities to try to find my sister who had left before. At every stop we realized that we were late: she had already left a couple of days earlier. We eventually got to Tricase, where we were able to meet her. We were hosted in Tricase Porto in a villa along with other refugees. Then I met my husband-to-be, Fernando.

Come avvenne l’incontro?

C’era stata una partita di calcio tra una squadra di profughi e una di italiani. Per qualche motivo l’incontro si trasformò in una rissa violenta tra i due gruppi, il che rese necessario l’intervento della polizia. Qualche giorno dopo, il comando militare inglese e la direzione sionista decisero di organizzare una cena di riconciliazione nella villa dove aveva sede la mensa comune (villa Risolo), cui furono invitati anche gli abitanti del posto.  Alla cena non andammo ma partecipammo al ballo che la seguì. Mi piaceva molto ballare. Ovviamente mia madre mi sorvegliava e non voleva che nessuno mi si avvicinasse. Fu il mio futuro marito a vedermi e da quella volta non mi lasciò più. Strinse buoni rapporti con mia madre e mio fratello e venne spesso a trovarci. Talora giungeva su un “biroccio” e mi portava in campagna, sempre in compagnia di mia madre. A un certo punto i miei decisero di andare a Roma a richiedere il passaporto per emigrare. Quando il mio futuro marito lo seppe mi chiese di restare. Temeva che, se fossi andata a Roma, non mi avrebbe più vista. Anche i suoi genitori erano contenti di me e chiesero a mia madre che restassi a Tricase mentre loro andavano a Roma. Sarei stata ospite in casa loro. I miei acconsentirono e partirono. Giunti a Roma, si resero conto che per fare il documento occorreva la mia presenza. Mi mandarono un telegramma per chiedermi di partire. Fu un viaggio lunghissimo in pullman, stremante. Pochi giorni dopo, Fernando mi raggiunse a Roma per chiedermi di sposarlo. Tornai indietro con lui e mio fratello. In seguito ci raggiunsero anche mia madre e mia sorella, per organizzare le nozze che potevano essere solo civili per la differenza di religione. Mia madre chiese di accelerare i preparativi per poter essere presente prima della partenza. Voleva essere sicura che tutto andasse bene, altrimenti – disse – mi avrebbero portata con sé e sarei potuta tornare solo quando la situazione fosse chiarita. In origine la sua intenzione era di andare in Palestina ma avevamo sentito che gli inglesi affondavano le navi degli ebrei e avemmo paura. Per questo aveva optato per il Brasile. Non avevamo quasi niente, nonostante la famiglia di mio marito fosse di buon livello sociale. Sua madre trovò una stoffa bianca nel corredo della figlia e con quella mi fece cucire l’abito da sposa. Ho ancora le foto di quel giorno. Poi i miei partirono. In seguito mio suocero mi chiamò nel suo studio per dirmi che, dato il rango della sua famiglia, era impensabile che suo figlio non si sposasse anche in chiesa (avevano anche un parente prete). Perciò mi sarei dovuta battezzare. Accettai, a condizione che dopo le nozze non mi si chiedesse di frequentare assiduamente la chiesa. Così fu. Gli anni successivi furono molto duri per me. Mio marito si occupava dei terreni di famiglia e io dovevo cucinare per tutti i braccianti e occuparmi della conduzione della casa e dei figli. Poi decidemmo di aprire la prima lavanderia a Tricase. Facevamo tutto noi. Era un lavoro gravoso.

How did the encounter take place?

A soccer team made up of refugees played a match against a team composed of local Italians. For some reasons, the match turned into a violent strife between the two groups, which resulted in the intervention of the police. Some days later, the British command and the Zionist board decided to invite the local population to a dinner party to help settle the hostility: the event took place in the villa where the refugees’ canteen had been established (villa Risolo). My family did not dine there, but we joined the party. I loved to dance. Obviously, my mother kept me under her constant watch and prevented anybody from approaching me. Then my future husband saw me and from that time on he never left me. He befriended my mother and brother and came often to see us. He sometimes came over by “biroccio” (a local country cart) and took me out to the countryside, in the constant company of my mother. Then my family decided to leave for Rome to request a passport for emigration. When Fernando knew about that decision, he asked me to remain in Tricase. He feared that, once we left, he would not see me anymore. Even his parents were glad about me and asked my mother’s permission to have me as their guest in Tricase during their trip to Rome. My mother gave her consent and they left. However, once arrived in Rome, they realized that my presence was in need to get the passport. Thus they sent me a telegram and urged me to reach them. It was a long and tiring bus journey. After a few days, Fernando came to Rome and asked me to marry him. I went back to Tricase with him and my brother. Later on, my mother and sister came along, to help us organize the ceremony. The wedding could only be a civil one, because of our different faiths. My mother pushed us to accelerate the preparations in order for her to join the ceremony before her departure. She wanted to be sure that everything would be in order or – as she put it – they would have brought me along and I should have come back only after the situation had been clarified. Her original intent was heading for Palestine but we heard that the British were sinking Jewish boats and we were afraid. That’s why she had chosen Brazil instead. We were very poor, notwithstanding that my husband’s family was relatively well off. His mother managed to find a white fabric in her daughter’s dowry and she had that turned into my wedding dress. I still have the pictures of the ceremony. Then my family left. Later on, my father-in-law called me in his office to inform me that, because of his family’s social rank, he would not tolerate that his son would not celebrate his wedding in a church (there was also a priest in the family). Therefore I was to be christened. I accepted, on the condition that he would not request me to attend Christian ceremonies after the wedding. So it was. The subsequent years were very tough. My husband was responsible for the family estates and I was obliged to cook for all the peasants during the harvest season, while at the same time I had to keep the house and to look after our children. Then my husband and I decided to open the first laundry in Tricase. We were toiling hard.

Ha mantenuto rapporti con gli altri profughi?

Non ricordo molto dei primi tempi a Tricase. So solo che da quando iniziai a frequentare mio marito persi ogni contatto con gli altri profughi che non volevano che sposassi un non ebreo.

Did you keep in touch with other refugees?

I do not have many memories of the first period spent in Tricase. I can only say that since I started meeting with my future husband I lost all contacts with the other refugees who opposed my decision to marry a non-Jew.

 

Come sente il suo rapporto con Israele?

Nell’animo penso di essere sempre rimasta ebrea. Sono convinta che esista un Dio comune a tutte le religioni e credo che in chiesa come in sinagoga si può incontrare lo stesso Dio. La mia famiglia, soprattutto mia madre, era molto religiosa. Confesso di non averle mai rivelato di essermi battezzata. Non avrebbe capito. Vorrei raccontare un sogno che ho fatto una volta che mi trovavo all’ospedale,  dopo un grave intervento chirurgico. Vidi apparirmi la Madonna che mi disse che mi sarei dovuta convertire. Ma io rifiutai. Poi vidi Gesù che mi chiedeva la stessa cosa e rifiutai di nuovo. Poi mi apparve la Stella di Davide che mi chiese di seguirla e io accettai. Il giorno dopo mi sentivo meglio e sono guarita. Della mia vita non rimpiango niente. Mi sarebbe piaciuto solo andare in Israele e imparare l’ebraico. Avevo iniziato a studiarlo a Bucarest ma l’insegnante una volta mi disse che ero alta e per questo non brillavo nell’apprendimento! Mi arrabbiai e decisi di smettere di studiarlo. Ecco che mali possono causare i professori!

Do you still feel related to Israel?

I think that my inner self has always been Jewish. I am pretty much sure that there is an only God shared by all religions and I believe that we can meet Him in a church as well as in a synagogue. My family, especially my mother, was deeply religious. I confess that I never told her about my conversion. She would not have understood. I wish to tell you a dream I once had while at the hospital, after a serious operation. I saw our Lady telling me that I should convert: I refused. Then I saw Jesus asking me the same and once more I refused. Then I saw the Star of David asking me to follow it and I accepted. The following day, I felt better and later I fully recovered. I do not regret anything in my life: I only would have loved to visit Israel and to learn Hebrew. In Bucharest I had started attending classes of Hebrew but our teacher once told me that since I was tall I was not gifted for studying languages! I got angry and decided to give up. So harmful can a bad teacher be!

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