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JEWISH REFUGEES

IN APULIA
Witnesses of Rebirth

 

PROFUGHI EBREI

IN PUGLIA
Testimonianze di una rinascita

 

Haim Basist

Nato in Bielorussia. Con la sua famiglia, composta dal padre Kalman, un metalmeccanico, dalla madre Sima e dalla sorella maggiore Raya, viveva a Lida, una città bella e tranquilla, con una ricca vita culturale, trasformata dalla guerra in un accumulo di ruderi. A seguito dell’occupazione sovietica, la vita di Haim e della sua famiglia cambia: iniziano ad essere più sorvegliati e a dover rispettare una serie di limitazioni, tra cui quella di non praticare il proprio credo. Con l’inizio della guerra, Lida viene bombardata e la casa di Haim incendiata. Fu così che iniziò il nomadismo della sua famiglia verso vari paesi della zona in cerca di rifugio, fino alla ghettizzazione. Con l’avanzare della repressione i genitori di Haim perdono tutti i loro parenti. Pensando che la cosa migliore fosse lasciare la città, dopo vari tentativi, finalmente riescono a raggiungere la foresta dove, con altri compagni, iniziano una nuova vita di sopravvivenza, fuggendo in continuazione dai tedeschi. Vagano da villaggio in villaggio per mesi, patendo la fame e il freddo. Con la fine della guerra ritornano a Lida da dove si procurano i documenti necessari per il loro viaggio verso la Terra Promessa.
 


- La vita prima della Shoà.
Life before the Shoah.


Gli anni prima della guerra sono stati il periodo più felice della mia vita. Di solito i miei genitori non mi imponevano limiti, volevano solo che dessi il meglio di me negli studi, che facessi i compiti e che studiassi la Torà dopo la scuola. La maggior parte delle aziende e dei negozi della mia città appartenevano a ebrei e la popolazione del centro città era quasi del tutto ebraica. In quei giorni la nostra vita era tranquilla e ci potevamo permettere di pagare delle domestiche cattoliche che aiutavano nei lavori di casa, alcune delle quali erano le mogli degli operai di mio padre. Nella nostra scuola tutti gli insegnanti e gli studenti erano ebrei. La lingua di insegnamento era il polacco e studiavamo le stesse materie di tutte le altre scuole polacche statali. Inoltre una volta a settimana facevamo lezione sulla tradizione ebraica. Con l’occupazione sovietica, tutto cambiò con una rapidità incredibile. La distruzione dell’identità ebraica, di cui avevamo sentito parlare per tanto tempo, era iniziata. Scoppiò la guerra. Tutto ciò che possedevamo venne distrutto da un incendio. Le strade in cui eravamo cresciuti si riconoscevano a malapena. Nello stesso periodo, iniziammo a sentire parlare dell’esistenza dei campi di sterminio e subito decidemmo di lasciare il ghetto e fuggire nella foresta. Dopo la fine della guerra tornai nella mia città. Un pesante bombardamento l’aveva distrutta così gravemente che niente sembrava essere più come prima della guerra. La vita a Lida ora era difficile. Eravamo ossessionati dai ricordi della nostra famiglia, della zona, del tempo trascorso con persone che ora non c’erano più, con i vicini che se ne erano andati, di strade e case che ora non esistevano più. Prendemmo la decisione di candidarci per un visto di immigrazione per la Polonia; eravamo venuti a conoscenza che da lì saremmo potuti andare nella terra dei nostri sogni, la Palestina. E così fu.

The years before the war were the happiest period of my life. Generally my parents didn’t impose any limits on me, they only expected me to try my best in my studies, do my homework, and study Torah after school. Most of the factories and the shops of my town were owned by Jews, and the population in the center of town was almost completely Jewish. In those days our life was good, and we were able to afford to pay Christian women to work for us as housekeepers, some of whom were the wives of my father’s employees. In our school, all of the teachers and pupils were Jews. The language of instruction was Polish, and we studied all the same subjects as those in all of the other Polish governmental schools. Once a week we would also have a lesson in Jewish tradition. With the occupation by the Soviet Russian army, everything changed with incredible swiftness.  The destruction of the Jewish identity we had known for generations had begun. War had broken out. Everything we owned was destroyed by fire. We could barely recognize the streets in which we grew up. At the same point in time, we began hearing fragments of news about extermination camps and we decided to leave the ghetto as quickly as possible and go into the forest.  After the end of the war I returned to my city. The heavy bombing it took destroyed the city so badly that almost nothing remained as it had been before the war. Life in Lida was very hard now. We were haunted by our memories of our family, of the area, of times spent with families that were no more, of neighbors that were gone, of streets and houses that no longer existed. We took the decision to apply for permission to immigrate to Poland; we knew that from there we could make our way to the land of our dreams, Palestine. And so it was.


- Come siete giunti in Salento?
How did you reach Salento?

Ricevemmo documenti che dovevamo utilizzare per il resto del viaggio nei quali si attestava che eravamo ebrei italiani.  A volte la gente ci faceva domande e, per nascondere le nostre identità, rispondevamo loro usando versetti del Vangelo. Si unì poi al nostro gruppo un uomo che indossava la divisa della Brigata Ebraica. Ci indicò il treno che ci avrebbe portati in Italia. Passammo il confine senza problemi fino ad arrivare ad Udine, dove ricevemmo i documenti di profughi provenienti dai campi. Dopo qualche giorno ci mandarono a Bologna, dove rimanemmo solo per poco per poi essere mandati a Padova. Era l’estate del 1945. Dopo un po', mi mandarono al sud Italia, in una zona del Salento, vicino al mare, affinché imparassi qualcosa riguardo la vita delle collettività, per prepararmi alla Terra di Israele.

We received certificates stating that we were Italian Jews, which we were to use for the next part of our journey. There were instances when people asked us questions, and in order to conceal our identities we would answer them using verses from the prayer book. Then we were joined by a man wearing the uniform of the Jewish Brigade. He led us to the train which would take us to Italy. We passed the border into Italy with no trouble and came to the city of Udine, where we received documents of refugees from the camps. After a few days they sent us to Bologna, where we stayed for only a short time before being sent to Padua. This was in the summer of 1945. After a while, I was sent to southern Italy to a place next to Salento, by the sea, in order to learn about communal life in preparation for the Land of Israel.


- Che cosa ricorda dei campi di transito salentini?
What memories do you keep of the Salento transit camps?

Santa Maria di Leuca era un posto bellissimo, un paese di pescatori; la gente era molto cordiale. I sopravvissuti all’Olocausto, inclusa la mia famiglia, trovarono alloggio in ville di ricchi italiani. C’erano profughi ebrei di tutta Europa. Mi furono assegnati vari compiti all’interno del kibbutz, anche nella segreteria della polizia del campo. La vita lì era meravigliosa; il cibo era buono, c’era il mare e una splendida spiaggia e si viveva in ville dotate di tutti i confort.

Santa Maria di Leuca was a beautiful place, a town of fishermen; the people were very nice. The Holocaust survivors, including my family, were gathered in the villas of rich Italians. There were Jewish refugees from all over Europe. I was put to work in the kibbutz at all sorts of tasks, including secretary of the camp police. Life there was excellent; the food was good, the sea and a beautiful beach, living in villas with all of the amenities.


- A parte gli impegni di lavoro, come passava il tempo a Santa Maria al Bagno?
Beside your daily routine, how did you spend your time in Santa Maria al Bagno?

Creammo una squadra di calcio e disputammo partite contro squadre italiane del posto. Allestimmo  anche un teatro musicale e io ne feci parte; questo ci aiutò in qualche modo ad andare avanti e ad affrontare i ricordi del passato.

We started a soccer team and played games against Italian teams from the area. We also started a musical theater, and I took part; it helped somewhat with getting on with our lives and dealing with our memories of the past.

 

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