Login Form







 

JEWISH REFUGEES

IN APULIA
Witnesses of Rebirth

 

PROFUGHI EBREI

IN PUGLIA
Testimonianze di una rinascita

 

Shlomo Wissotzky

Nato nel 1916 a Zdunska Wolla presso Lodz in Polonia, fu rinchiuso nel ghetto di Lodz dove scampò miracolosamente alla morte. Grazie alle organizzazioni clandestine sioniste riuscì a raggiungere l'Italia. Fu nei campi salentini, ove prese parte alle attività dei gruppi sionisti. Si imbarcò alla Spezia per raggiungere la Palestina.

 

 

 

Intervista rilasciata agli studenti della "Ofek School for Talented Children" di Gerusalemme, coordinati dal prof. Mandy Feingers.

02:04-03:53

Mi chiamo Shlomo Vissotzki. Sono nato a Zdunska Wolla presso Lodz nel 1916.
Avevo una bella famiglia. Un padre, una madre, fratelli e sorelle. Eravamo religiosi tradizionalisti. Mio padre, di benedetta memoria, osservava i precetti, anche il tiqqun hatzot (rituale liturgico notturno: "la riparazione di mezzanotte"); li seguiva tutti e 613. Da lui ho assorbito tutto… era anche un sionista, un ardente sionista.
Mi ricordo le preghiere in sinagoga. Lui era anche cantore e alla fine della preghiera diceva "l'anno prossimo a Gerusalemme". Ricordo ancora le lacrime nei suoi occhi. Nonostante la sua fede nell'avvento del Messia, era sionista.
Ecco perché dopo aver compiuto tredici anni e essere diventato bar mitzwà iniziai a frequentare la gioventù sionista, dove si riunivano gli scout. Lì continuai a ricevere l'educazione sionista finché giunse il tempo che si concretizzò il sogno della terra d'Israele.
 
04:40-05:53

Iniziammo a chiedere perchè non emigravamo in Terra d'Israele. Ci rispondevano che  era bloccata e si aveva notizia di una guerra imminente. Da allora avevamo già iniziato a chiederci se si potesse raggiungere la Terra d'Israele in tempo prima della guerra e così ci preparavamo finché i tempi furono maturi.
Era già la fine del '38 o la metà del '39 quando ci giunse la cartolina di precetto e iniziammo a pensare alla guerra; fui arruolato con il mio amico, l'amico che avevo avuto fin dall'infanzia. Fummo presi e combattemmo durante la II Guerra Mondiale contro i tedeschi.

08:49-09:21

In una bella giornata di sole ci rimandarono indietro in Polonia. Eravamo in un grande campo in Germania e da lì ci mandarono su vagoni chiusi, non carrozze passeggeri ma carri chiusi per mucche e cavalli. Così viaggiammo fino a Lublino.

12:47-13:50

Ci trasferirono nel ghetto. Il ghetto di Zdunska Wolla rimase fino al '42, quando fu dato l'ordine di smantellarlo. Presero noi ebrei - eravamo diecimila – e ci portarono al cimitero.
Lì c'era il comando delle SS, responsabile del ghetto di Lodz. I giovani furono separati da una parte e i vecchi dall'altra. Mi misero tra i giovani - eravamo circa mille e duecento - e ci mandarono al ghetto di Lodz.

38:39-38:56

Ecco che infine eravamo liberi. Vedemmo il primo carro armato russo fermo all'incrocio di due strade del ghetto.

01:21-01:28

Passai il confine tra l'Austria e l'Italia.

02:35-03:35

Venivano a trovarci degli uomini della Brigata. Era la prima volta che vedevo la Brigata, così in grande apparato, perché era arrivato Mordekhai Sirkis, che è stato sindaco di Kfar Saba.
Venne da me e mi disse: "Ragazzino, tu adesso parti con me".
Mi portava con sé in tutti i campi, dovunque vi fossero ebrei in attesa di emigrare in Terra d'Israele, dapprima in Austria...

04:58-09:12

Da lì ci mandarono in Italia, a Bari. Da Bari ci inviarono a Tricase. Ma prima andai a Milano dove era il nostro centro. Fu in seguito che ci  inviarono a Bari.
Giungemmo a Bari. Lì, se ricordo bene, c'era un tale Avigdor Rozen, anch'egli membro della Gioventù sionista. Fu lui che mi mandò con questo gruppo a Tricase.
Giungemmo a Bari. Lì venni a conoscenza che a Santa Maria di Leuca e a Santa Cesarea, presso Tricase, c'era ogni genere di gruppi [di movimenti sionisti] ebraici. Io fui mandato a Tricase con quel gruppo.
Mi venivano a trovare lì alcuni dei primi che venivano dalla Polonia. Seppi che a Cinecittà, vicino a Roma, avevano già occupato un posto. Erano entrati in una specie di  grande villa.
Lo venni a sapere allora e io ero con quel gruppo, già pronto, a Tricase. Organizzavamo quel gruppo come molti altri.
Maman: Ci può raccontare della vita quotidiana a Tricase?
Shlomo: Una giornata là al paese?
Maman: sì…
Shlomo: Era un paese di pescatori ed erano molto gentili.
Vedevamo le barche e c'erano dei negozi. Di giorno gli abitanti del paese andavano a pesca e nel pomeriggio tornavano con il pesce.
A Tricase eravamo vari movimenti della gioventù sionista: c'era Gordonia, La giovane guardia, La gioventù sionista, che era il mio gruppo, il Betar, in cui militava Dov Shilanski, che è stato portavoce del parlamento.
In tutte le "Sante" c'erano membri del Betar. Noi inviavamo i gruppi. C'erano uomini di ogni partito e tendenza politica che collaboravano, tutti al fine dell'emigrazione illegale.
Maman: Dunque stavate in un kibbutz, vero?
Shlomo: Sì. Stavamo in un kibbutz, eravamo il kibbutz.
In tutto eravamo quindici, ma dovevamo andare a pesca per mangiare… in Italia ricevevamo cibo in scatola dal Joint o dall'UNRRA; in italiano si chiamava "soggiorno".
"Soggiorno" nel senso di "sostentamento quotidiano". Sai, ci spedivano casse piene di ogni ben di Dio, un cibo buono!

10:15-11:03

Le giornate passavano velocemente perché venivano gli emissari, molti, a trovarci. Si mettevano con noi a raccontarci in che modo e quando saremmo partiti. Chiedevamo continuamente: "Quando si parte per la Terra d'Israele?"
Avevo un amico, Simha, e ci mettevamo a sedere sugli scogli, vicino al mare a scrivere una canzone, ovviamente in yiddish; posso cantarvela ancora, se volete.
Maman: Con piacere.

11:03-12:44

Wissotski canta la canzone "Terra d'Israele"

13:20-13:35

Shlomo: Lasciammo Tricase (il mio amico rimase là con tutto il gruppo) e andammo a Grottaferrata presso Roma.

15:24-16:21

Ogni partito della gioventù sionista - Akiva, Figli di Akiva, Gordonia - aveva i propri istruttori che occupavano dei posti, ce n'erano tanti. Era tutto vuoto, era poco dopo la fine della guerra, non c'era più nessuno. Occupavamo dei posti.
A Grottaferrata avevamo occupato un intero palazzo, con un parco grande quasi quanto tutta Netanya. C'erano trenta, forse trentacinque stanze. C'erano molte persone ma lo spazio era sufficiente.

17:40-19:19

Cantavamo anche canzoni della Terra d'Israele, ne conoscevamo parecchie. Venivano emissari anche dalla Polonia che ci consigliavano su molte cose e ci portavano canzoni d'ogni genere.
Conoscevamo Tchernikovski, Bialik, "Proteggimi all'ombra delle tue ali" [celebre poema di Bialik], cantavamo poemi del genere, anche se ci trovavamo fuori dalla Terra d'Israele. Allora erano quelle le cose che volevamo apprendere.
Loro poi pendevano letteralmente dalle nostre labbra: gli raccontavo che Yehudà ha-Lewi [uno dei principali poeti ebrei medievali]  scrisse molte poesie, così come altri poeti suoi contemporanei.
Si dice che sia riuscito a raggiungere la Terra d'Israele, che sbarcò e cadde a terra per baciarla. Allora un arabo – così si racconta - lo pugnalò a morte.
L'arabo non voleva che un ebreo provasse lo stesso suo amore per la terra e per questo lo uccise. Raccontavo loro storie del genere. L'effetto era davvero notevole.
Raccontavamo La città del massacro di Bialik, che parla dei pogrom che erano avvenuti. Non sapevano nulla e per questo erano assetati di sapere, come si ha sete d'acqua.

25:20-26:07

Mia nonna cantava una canzone in yiddish: accanto al Trono di Gloria [il Trono di Dio] c'è un calice gigantesco, in cui sono versate tutte le lacrime di pianto e finché non sarà pieno non verrà il Messia. – Shlomo piange -

27:30-31:24

Venne il giorno dell'aliyà. Eravamo a Grottaferrata e ci dissero che dovevamo essere pronti a partire perché in una bella giornata di sole ci sarebbero venuti a prendere gli uomini della Jewish Brigade.
Non vennero di giorno, ma di notte.
Dopo due o tre giorni raggiungemmo una cittadina italiana dove ci fermarono. Pensammo che ci avrebbero arrestati.
… invece ci fecero scendere, vedemmo una nave e ci dissero "Imbarcatevi!" Eravamo del tutto sbalorditi per l'accaduto. In seguito ci dissero che [la polizia italiana] ci aveva lasciati andare.
Ci imbarcammo, eravamo in milleduecento.
Si aspettava di emigrare, si aspettava di emigrare e ci accorgevamo che non funzionava.
Indicemmo lo sciopero della fame, non avremmo più mangiato, saremmo morti lì.
Ma venne uno con la notizia "ora potete immigrare". Era il Professor Laski che l'aveva scritta per farci muovere da ogni parte per la Palestina.
Bene, allora riprendemmo a mangiare e ci mettemmo a ballare. Si era prossimi a Pesah. Era la sera di Pesah quando vennero da noi le comunità di Roma e di tutta Italia a portarci il pane azzimo, il vino e non ci mancava nulla.
Celebrammo il Seder di Pesah sulla riva del mare alla Spezia.

INTERVISTA IN LINGUA EBRAICA

Joomla3 Appliance - Powered by TurnKey Linux