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JEWISH REFUGEES

IN APULIA
Witnesses of Rebirth

 

PROFUGHI EBREI

IN PUGLIA
Testimonianze di una rinascita

 

Shmuel e Esther Frumerman

Ester Frumerman, nata in Cecoslovacchia in una città che oggi fa parte della Russia, è l'unica sopravvissuta della sua grande famiglia. Internata ad Auschwitz, dopo la liberazione tentò di raggiungere la Palestina attraverso l'Ungheria e la Romania, ma fu rimandata in Austria e da lì giunse in Italia. I soldati della Jewish Brigade la inviarono a Santa Cesarea, dove incontrò Shmuel, che avrebbe sposato a Tricase Porto, dove entrambi furono coinvolti nelle attività politiche dei kibbutzim sionisti.

 

Shmuel Frumerman, nato a Bedzim in Polonia, secondo di sette fratelli, è l'unico superstite della sua famiglia insieme a una sorella. Internato in vari campi di lavoro forzato, riuscì miracolosamente a salvarsi grazie all'aiuto di un soldato tedesco. Dopo la liberazione voleva raggiungere la Palestina. Fu in Austria e da lì giunse in Italia grazie alla Jewish Brigade. Fu inviato a Santa Cesarea, dove incontrò Ester, che avrebbe sposato a Tricase Porto, dove entrambi furono coinvolti nelle attività politiche dei kibbutzim sionisti.

 

Nell'intervista – rilasciata agli studenti della "Ofek School for Talented Children" di Gerusalemme, coordinati dal prof. Mandy Feingers – raccontano i dettagli della rocambolesca emigrazione in Israele.

 

Shmuel: sono nato in Polonia a Bedzim, dove c'erano molti ebrei, circa il 99 % della popolazione cittadina. Solo i domestici erano non ebrei.
La maggior parte degli ebrei erano sionisti, circa il 70-80%. Gli altri appartenevano ad altre formazioni politiche.
Certo volete sapere che lavoro faceva mio padre, quanti figli eravamo. Mio padre si chiamava Shraga, Shraga Feinberg. La mamma si chiamava Sara Hendel.
Eravamo sette fratelli, io ero il secondo, quattro maschi e tre femmine.
C'era il nonno, la nonna e gli zii. Eravamo una grande famiglia. Siamo sopravvissuti solo io e una mia sorella.
Ester: sono nata in Cecoslovacchia Oggi la mia città fa parte della Russia, non è più in territorio ceco. La nostra era una famiglia molto grande. Non è rimasto nessuno, tranne me.
Eran: Quanti figli eravate?
Ester: eravamo tre figlie.
Prima della guerra mio padre era fuggito in Argentina. Aveva due fratelli e anch'essi  erano emigrati in vari luoghi, uno in America e l'altro pure in Argentina.
Prima della guerra non poteva farci emigrare in Argentina: avrebbe dovuto risiedere in quel paese almeno cinque anni perché gli dessero il permesso per farci espatriare dalla Germania con un visto.
Vi rimase circa cinque anni e dopo che ebbe inviato tutti i documenti per il nostro espatrio scoppiò la guerra e rimanemmo nella nostra città.
Vendemmo tutto, non ci rimase niente. Era scoppiata la guerra e gli ungheresi avevano invaso il nostro paese. Ci mandarono tutti a Auschwitz e io sono l'unica sopravvissuta.
  È triste, vero? Ma che si poteva fare? In fondo ero solo un'adolescente di sedici anni.
Dopo aver lasciato Auschwitz dovevo guadagnarmi da vivere da sola. Non mi era rimasto nessuno e potevo contare solo su amiche e amici che mi aiutavano. Poi capii che "non era quello il sistema"; come dicevano tutti
Per giungere in Israele dovevo andare a Budapest e poi in Romania. Da lì sarei potuta emigrare.
Giunsi in Romania e vi rimasi tre mesi. Da lì iniziarono a trasportarci indietro in Ungheria e dall'Ungheria ci fecero passare in Austria, dove rimanemmo alcune settimane.
Eran: Dove stavate?
Ester: in Austria.
Eran: sì, ma dove in Austria?
Ester: non ricordo…
Shmuel: è lì che ti hanno presa.
Ester: non ricordo dove stavamo in Austria.
Shmuel: forse a Graz?
Ester: non so… non ricordo dove stavamo in Austria.
I nostri soldati giunsero lì, quella della [Jewish] Brigade e iniziarono a trasportarci. Dicevano che ci avrebbero portato dall'Austria in Italia e che saremmo stati obbligati a viaggiare solo di notte per non essere catturati.
Ci fecero passare il confine italiano e ci organizzarono subito in gruppi. Non eravamo molti perché non erano rimasti molti ragazzi in Austria… eravamo dei ragazzi, non eravamo uomini, solo ragazzi.
Avevamo sedici, diciassette, al massimo diciotto anni.
In Italia i soldati della nostra Brigata ci presero e ci dettero vestiti. Fino ad allora non avevamo avuto nulla, a parte quell'unico indumento che portavamo addosso.
Ci dettero vesti militari, camicie e pantaloni dell'esercito. Da lì poi ci trasferirono nel posto dove ci siamo incontrati. Dov'era in Italia?
Shmuel: Tricase.
Ester: No, non era Tricase.
Shmuel: Cesarea.
Ester: Cesarea.
Shmuel: non mi ero ancora sposato.
Ester: Cesarea, è lì che ci siamo incontrati. Lì lavoravo in cucina. Per la verità l'UNRRA ci provvedeva di tutto il necessario, ma qualcuno doveva pur preparare da mangiare con quelle cose.
C'erano anche alcuni dei nostri capi, erano poliziotti, capi, lavoravano nelle cucine. Tutto per guadagnarsi qualcosa per vivere. Da Cesarea andammo a… dove? Milano?
Shmuel: da Cesarea andammo a Tricase.
Ester: a Tricase.
Shmuel: Bene, continua.
Ester: io stavo bene a Tricase, in una specie di kibbutz. Tricase era un kibbutz, dove apprendemmo anche l'ebraico. Ognuno aveva un suo incarico specifico.
Shmuel: c'erano vari kibbutzim, ora continuo io.
Eran: va bene, ma lei dov'era durante la guerra?
Shmuel: io stavo ancora nella mia città quando i tedeschi la invasero. La prima notte i tedeschi incendiarono la sinagoga e le tre strade adiacenti con tutti gli ebrei che ci vivevano.
Tutti gli ebrei che erano sopravvissuti li chiusero nel ghetto. Prima di tutto fecero uscire i giovani dal ghetto. Allora io avevo diciassette anni, diciassette e mezzo.
Mi portarono a Dolak, come si chiama? Dolak Sosnovitz e da lì mi portarono in Germania, a Brandi.
Ogni giorno in vari luoghi vendevano gli ebrei come operai destinati a lavorare in Germania.
Ogni mattina vigeva la regola dell'appello. L'Überstanführer faceva prendere un ebreo, lo faceva legare con una corda. L'ebreo doveva fare un giro intorno perché tutti sapessero che era venuta la sua ora.
Non parliamo di queste cose… noi fummo portati in un campo di lavoro. Rimasi nello stesso luogo due anni. Ti posso mostrare un documento, se vuoi.
Sono stato in sei o sette campi. Sono sopravvissuto grazie a un tedesco che mi ha aiutato. Mi ha aiutato! Bisogna proprio dirlo: se non fosse stato per lui, ora non sarei in vita. Purtroppo ho perso ogni contatto con lui.
Vidi un'auto mandata dalle SS per far saltare il ponte. Questo tedesco mi dette del cibo, mi vestì come un tedesco e mi disse: "Forse domani arrivano gli americani…".
Ci sedemmo, mangiammo, parlammo. I tedeschi gli volevano bene, dicevano che aveva due figli tedeschi come lui.
Mi disse: "Se verranno a far saltare il ponte di qui, tu va' a destra, rechts, rechts." All'improvviso venne un poliziotto da me e mi disse: "Si va a far saltare il ponte". Capii allora che dovevo partire.
Mi misi in marcia con un cappello tedesco. Parevo a tutti gli effetti un soldato delle forze aeree tedesche. Camminavo tranquillo con un bastone. Quel tedesco mi aveva detto di andare a destra e io andai a destra, andai verso un monte e mi arrampicai sulla sua cima.
All'improvviso giunse una macchina delle SS e gridarono: "Wer ist der Luder?"
Ester: non capiscono quel che dici.
Shmuel: dicevano: "Chi è questo pazzo?" A quanto pare non avevano ormai il tempo di controllare la mia identità e procedettero senza indugio.
Mi recai in un paese e chiesi ad un caffé se avevano una stanza. Non ne avevano, ma mi offrirono di pernottare nella stalla con le mucche.
 Appena entrato, mi addormentai e dormii fino al mattino successivo. Non avevo fame perché avevo mangiato con il tedesco. Rimasi lì alcune ore e il giorno dopo al mattino mi alzai ed, ecco, erano arrivati gli americani.
Erano arrivati gli americani e io uscii, il problema era che ero vestito come un tedesco, ma qui era rimasto…
Ester: vuol dire che lo scoprirono dai suoi capelli.
Shmuel: mi scoprirono dal fatto che ero stato rasato a zero con il rasoio, come facevano a tutti gli ebrei in Germania. Gli mostrai questo segno.
Ero ferito, avevo una frattura. Mi portò allo stesso ospedale in cui avevo servito finché erano arrivati. Lì mi operarono.
Dopo due o tre settimane, uscii. Fuori vidi una jeep con dei soldati ebrei che avevano la bandiera d'Israele. Li fermai e viaggiai con loro.

15:48-24:28

Shmuel: fissai un'ora perché i soldati mi venissero a prendere. Vennero l'indomani alle dieci.
Ester: ti chiesero se volevi andare in America o in Israele.
Shmuel: dissi loro: "Solo in Israele". Mi portarono in Austria via Tarvisio, dove c'era il campo della [Jewish] Brigade.
Mi portarono lì e fu lì che ricevetti dei vestiti. Ester vi ha già raccontato il seguito.
Non c'era penuria di cibo. Si comportavano molto bene con noi. Ottenevamo quel che volevamo.
La Brigata ci ha aiutato tanto.
Shmuel: da lì andammo a Modena.
Ester: a Modena, vero?
Shmuel: ci portarono a Modena ove c'erano già molti ebrei da tutta…
Ester: Europa.
Shmuel: Lì avevano fondato dei kibbuz. Poi proseguii da Modena per Cesarea, dove restammo quasi un anno.
Ester: più  o meno.
Shmuel: lì mi offrii volontario e mi incaricarono di mantenere l'ordine. Eravamo  un gruppo di adolescenti.
Praticamente erano tutti adolescenti, tutti avevano una giovane età, non c'erano adulti. Questo non era male, si era qualche migliaio.
Da Cesarea ci trasferimmo a Tricase, che era più ordinato.
C'erano kibbutzim di movimenti giovanili diversi: Gordonia, Dror ["Libertà"], Gioventù sionista… Rimanemmo lì a prepararci per Israele alcuni mesi e da lì ci portarono a Castel Di nova [Castelgandolfo]
A Tricase decidemmo di sposarci. Ci siamo sposati lì. Eravamo tre coppie di sposi. Come si chiamavano…?
Ester: non importa chi fossero, sono morti tutti.
Shmuel: tre coppie che furono sposate da un rabbino.
Prima di tutto dovevamo accordarci con il sindaco di Tricase. Era americano e facemmo i documenti necessari per la registrazione da lui. Poi ci siamo sposati dal rabbino. Siamo restati a Tricase finché non siamo emigrati in Israele.
Nel nostro gruppo di emigranti vennero e ci portarono a Castelgandolfo, una località presso un grande lago. Ma oggi il lago è quasi scomparso…
Ester: il lago si è prosciugato; allora era enorme.
Shmuel: ad ogni modo, siamo giunti a Castelgandolfo e dopo qualche mese sono venuti i soldati della Brigata con dei camion.
Ester: di notte!
Shmuel: di notte… e mia moglie non c'era. Dal kibbuz di Tricase era andata a Bari a ordinare delle scarpe ortopediche per i suoi piedi.
Io ero rimasto a Tricase: all'improvviso entrò un soldato della nostra Brigata e disse: "Di qui non esce nessuno". Prese la pistola e la mise sul tavolo.
Disse: "Tutti questi uomini salgano sui camion". Andarono alla Spezia dove qualche tempo dopo avrebbero catturato una nave.
Ester: Avrai sentito certamente parlare della Spezia.
Shmuel: e io gli ho detto: "Io non vengo, perché mia moglie non è qui. Non vengo!" Cosa fecero allora? Hanno sigillato la porta con i chiodi.
Ester: e l'hanno chiuso dentro.
Shmuel: l'indomani sentii dire che avevano catturato la nave. Mia moglie era già tornata a casa. Mi aprirono la porta e fecero entrare altri ebrei nuovi Rimanemmo lì.
Ester: se lui si fosse imbarcato sulla nave, sarebbe emigrato. La nave restò lì per una settimana.
Shmuel: allo stesso tempo non pensavamo di unirci a loro. Non sapevamo a chi rivolgerci. Eravamo rimasti soli. Ma che successe allora? Restammo nel kibbutz e ci inserirono in un altro gruppo di emigranti.
Poi siamo emigrati con la nave "I pionieri d'Israele"
Tornarono dopo due mesi. Ci portarono da Yitzhaq Sade. Lo chiamavamo "il Vecchio" ed era il capo dell'aliyà bet. Ci portarono in un posto dove cantavano, ballavano intorno al fuoco.
Ester: era vicino al mare.
Shmuel: e portarono anche noi…
Ester: era tutto in un bosco perché non ci vedessero. Se fosse passato un aereo non ci avrebbe visti. Restammo in quel luogo finché non vennero le barche a prenderci per portarci alla nave che aspettava al largo.
Shmuel: questo si sa.
Ester: ci portavano in barca dieci alla volta. Così giungemmo alla nave e ci imbarcammo.
Shmuel: salimmo su una scala di corda.
Ester: era una barca di pescatori, però era più grande dei pescherecci di oggi.
Shmuel: eravamo mille e cento profughi.
Ester: ci calarono una fune e dovemmo salire con la fune sulla nave. Quando raggiunsi il ponte ero mezza morta.
Shmuel: in realtà era una scala di corda quella con cui salimmo a bordo.
E per fortuna c'era sulla nave. C'era anche una giornalista americana, se non sbaglio. Aveva una mano ingessata. Ci portarono a Cipro perché catturarono la nave.
La presero nel golfo di Haifa, la nave. Poi ci fecero sbarcare. Spezzarono quasi tutta la nave. Vennero gli inglesi e ci volevano prendere.
Shmuel: io ero ferito. Avevamo spezzato i letti e avevamo ingaggiato un combattimento con gli inglesi. Ma loro spaccarono la nave a metà e la sollevarono.
Ester: La sollevarono davvero.
Shmuel: avevamo ricevuto l'ordine di combattere dagli uomini del Palmah che si trovavano a bordo. Io fui ferito.
Lei gridava: "Bevin Hitler!" Poi ci portarono alla nave con cui portavano a Cipro i criminali.
Ester: criminali!
Shmuel: Ci portarono a Cipro.
Ester: e lì c'erano i campi degli inglesi.
Shmuel: lì eravamo un'altra volta in un campo, un'altra volta. Visto dall'esterno c'erano cibo e acqua a sufficienza, ma le condizioni erano terribili. Ci siamo rimasti un anno.
Ester: quasi un anno.
Shmuel: dopo un anno trascorso a Cipro, dopo che tutto si era concluso, portarono altre navi, ma stavolta per portarci sulla "Dania" in Israele.
Ma presero anche la "Dania" e ci portarono ad Atlit, dove fummo nuovamente rinchiusi, ancora una volta in una specie di campo.
Ester: nuovi immigrati!
Shmuel: lì pensavamo già a dove andare. Andammo in una casa di immigrati a Qiryat Shmuel. Eravamo già sposati  e iniziammo a pensare che cosa avremmo fatto qui in Israele.

25:54-28:07

Eran: Con che nave siete venuti in Israele?
Shmuel: si chiamava "Quattro libertà".
Eran: potrebbe, potreste descriverla?
Shmuel: Sulla nave c'erano mille e cento uomini. C'era anche una reporter!
Ester: una giornalista!
Shmuel: una reporter con un gesso.
Ester: teneva tutti i giornali sotto il gesso. A Cipro glielo aprirono, estrasse tutti i giornali, mostrando che non era una profuga, ma una reporter.
Shmuel: Passava tutto il giorno a scrivere…
Ester: scriveva tutto ciò che ci accadeva sulla nave.
Shmuel: tutte le sofferenze sulla nave: non c'era da bere, non c'era cibo, niente...
Ester: ci davano da mangiare, ma era tutto salato.
Shmuel: lei scriveva queste cose.
Ester: Non avevamo neppure cibo. Stavo sdraiata sulla nave e mi portavano solo una fetta di limone con un po' d'acqua.
Shmuel: una sofferenza terribile. Quattordici giorni restammo a bordo fino al nostro arrivo a Cipro, vero? Quanti giorni?
Non c'era cibo e lei scriveva, quella reporter, scriveva di tutta la sofferenza, su tutti i giornali.
Ester: No, scriveva di quanto soffrono gli ebrei per raggiungere Israele. Ma allora non c'era lo Stato e lei scriveva di quanto soffrono gli ebrei per raggiungere la Palestina.
Shmuel: Non so addirittura se non ci dessero cibo apposta perché lei ne potesse parlare.
Ester: perché lei sapesse, perché avesse qualcosa da scrivere.
Shmuel: la sofferenza era terribile. Ma poi ci hanno catturato ed è tutto finito.
Ester: E lei, la giornalista, lei la liberarono. Tornò da Cipro perché avevano le prove che non era una profuga.
Tornò da dove era venuta, mentre noi restammo a Cipro. Ma poi quelle storie finirono sui giornali, questo almeno è quanto sentimmo dire.

28:17-35:24

Eran: Potreste parlare, per piacere, di Santa Cesarea? Che facevate? Come passavano le giornate?
Ester: come ci siamo arrivati?
Shmuel: in Italia?
Eran: sì, in Italia.
Shmuel: in Italia, in Italia. Ci alzavamo al mattino, facevamo colazione. Era come un kibbutz. Ognuno aveva un incarico, andare da qualche parte, sovrintendere, aiutare.
In certi mesi si assegnavano i vestiti. Io facevo la guardia lì e dovevo stare attento che non si creasse confusione, che tutto si svolgesse in ordine.
C'erano anche lezioni di ebraico. Venivano degli emissari da Israele. Era una giornata vera e propria, non c'era niente di particolare, ma eravamo in un kibbutz.
Eran: in che senso un kibbutz?
Shmuel: un kibbutz. Eravamo duecentocinquanta persone?
Ester: duecento, centocinquanta.
Shmuel: c'erano centocinquanta persone. Ci raccontavano che cosa succedeva in Israele. Dove si sarebbe andati. Imparammo un po' d'ebraico. Eravamo come una "comune", tutti insieme e ogni volta…
Ester: il nostro kibbutz si chiamava Dror e lui era nel kibbutz Gordonia. Voleva che anch'io passassi al kibbutz Gordonia ma io gli dissi: "Sono nata comunista, ora sto nel kibbutz Dror e non lo lascio davvero."
Mandy: Gordonia era un kibbutz socialista?
Shmuel: No, era del Mapai.
 Dror invece era della Gioventù sionista. Sono diventato un loro membro e lì ci siamo sposati.
Tre coppie si sono sposate lì. Venne anche un rabbino, tutto si svolse in maniera esemplare. Andò tutto bene, perfetto. Eravamo tre coppie nella stessa stanza.
Ester: stavamo comunque in una stanza grande, enorme, ognuno aveva il suo angolo.
Mandy: ma in pratica dove abitavate?
Shmuel: in delle ville, delle ville grandi, c'erano dei saloni, come il nostro.
Eravamo tre coppie e abitavamo in una tenda.
Ci sposammo in una stanza grande come quella. E lì aspettavamo seduti, ogni volta venivano a prendere qualcuno, quindici uomini per una nave e così ogni volta…
Mandy: C'erano degli emissari?
Ester: emissari da Israele.
Shmuel: sì, erano della Brigata, del Palmah.
Eran: lei che faceva durante il giorno?
Ester: che facevo durante… Lavoravo in cucina, facevo la cuoca.
Shmuel: è lì che l'ho incontrata.
Ester: al mattino e nel pomeriggio studiavo. Ci riposavamo, mangiavamo, ci riposavamo e poi imparavamo l'ebraico, così per due o tre ore.
Eran: in quale contesto?
Ester: la sera con il nostro gruppo si organizzava… danzavamo, cantavamo, ci divertivamo. Eravamo giovani, tutti giovani.
Shmuel: dimenticavo, posso aggiungere qualcosa? Ero già lì, non ero ancora sposato. Ora mi ricordo che venne qualcuno, un amico dall'estero, da casa mia.
Mi disse: "Ho visto tua sorella a Landsberg, in Germania". Decisi dunque di andare in Germania a far visita…
Ester: a far visita a sua sorella. Io gli dissi: "Dopo anche lei andrà nella stessa tua direzione, solo che lei si trova in un altro posto. Venite tutti e due in Israele."
Shmuel: non ero ancora sposato allora!
Ester: io mi ero portata da casa ogni genere di oggetti: biancheria per il letto, tovaglie e cose del genere.
Non avevamo soldi. Lui andò a vendere quella roba e partì per cercare sua sorella, andò in Germania.
La sorella c'era, ma se ne era già andata e così tornò da me senza la sorella.
Shmuel: che ti devo dire? Era venuto questo ragazzo. Nella mia città lo chiamavano "Il collettore". Andai subito con lui all'ingresso.
In mezzo alla strada gli dico: "Dimmi! Hai dei soldi per comprare da mangiare?" e lui mi risponde: "Andiamo al Joint, in ogni sede dove c'è un Komitet c'è un caos pazzesco e riceverai il cibo."
Gli dissi: "Ma io non sono in partenza, sono appena arrivato".
Ester: Shmuel disse: "Sono stato fin troppo a lungo un mendicante, ora sono libero e non voglio più chiedere l'elemosina".
Shmuel: gli dissi: "Continuerò a star qui e di qui me ne andrò e incontrerò mia sorella in Israele". Così finì la storia. Non sono partito con lui. Questo lo volevo sottolineare.
Ma Ester si era arrabbiata che io volessi lasciarla e mettermi in viaggio…
Ester: ero all'ospedale, stavo ancora male. Dopo i campi ero molto malata.
Shmuel: Sono tornato e non sono più ripartito.
Ester: come si chiama in italiano il posto dove sono stata all'ospedale?
Shmuel: Santa Leuca.
Ester: a Santa Leuca sono stata all'ospedale, forse…
Eran: chi gestiva l'ospedale?
Shmuel: gli italiani.
Ester: gli italiani. Avevo problemi ai piedi.
Shmuel: erano tutti malati, non…
Ester: ma io ero… non potevo camminare.
Shmuel: vendetti tutti i vestiti che avevo…
Ester: anche le coperte che ci avevano dato, vendemmo tutto per comprare una pomata, perché all'ospedale non c'era nulla. C'era l'ospedale, c'erano i medici, ma di medicine, neanche a parlarne.
Shmuel: la situazione non era… ho dimenticato molte cose. Ho dimenticato di dire che io sono stato operato anche al… ora mi vengono in mente cose che non furono tanto semplici.
Lo stesso arto che mi ero fratturato e mi avevano operato in Germania me lo ruppi di nuovo. Mi portarono là a Santa Leuca e mi operarono di nuovo.
Anche se mi fecero l'operazione, la frattura non si ricompose del tutto e così giunsi in Israele.

40:06-43:30

Eran: avevate contatti con gli italiani del posto?
Shmuel: Quasi nessuno. Erano molto gentili. A volte ci invitavano a bere un bicchiere di vino. Non c'era niente di strano. Gli italiani sono molto gentili, non si può dire altro…
Ester: al contrario, noi avevamo più cibo di loro. Venivano dei ragazzini con delle scodelle perché gli dessimo un po' di pasta; quel che restava del pasto lo raccoglievamo e lo davamo a loro.
Shmuel: l'Italia del Sud…
Ester: l'Italia del Sud…
Shmuel: Santa Maria, Santa Leuca erano molto…
Ester: povere.
Shmuel: povere.
Ester: molto povere.
Shmuel: anche la zona era fatiscente, forse a causa della guerra, di quel che era successo.
Eran: il kibbutz che avete descritto è quello di Tricase?
Shmuel: sì.
Eran: e a Santa Cesarea? Che facevate là? Come passavate la giornata?
Shmuel: stavamo insieme. Ognuno aveva un compito, dovevamo cucinare da soli, dovevamo pulire e dovevamo… avevamo delle lezioni di ebraico e dovevamo sistemare ogni cosa…
Ester: e dovevamo fare il bucato.
Shmuel: da soli.
Ester: Non si faceva il bucato solo per noi stessi, ma per tutto il gruppo. C'erano dei giovani che non lo sapevano fare e allora chiedevano alle ragazze di lavare, stirare e restituire tutto, dopo averlo correttamente suddiviso.
Shmuel: nessuno ci portava le cose da lavare. Ognuno doveva occuparsi delle sue cose. E c'era 'oneg Shabbat ["il piacere di Shabbat"] e cantavamo insieme e studiavamo insieme. Era un kibbutz come qui, solo senza lavoro.
Non c'era un lavoro vero e proprio, nel senso che non lavoravamo per guadagnare. Ci occupavamo da soli dei servizi igienici, facevamo tutto da soli, non era male. Eravamo una compagnia, tutti insieme come fratelli.
Ester: eravamo felici di esserci lasciati Hitler alle spalle.
Eran: Era un campo misto, cioè c'erano uomini e donne.
Shmuel: sì, insieme.
Eran: in entrambi i campi?
Shmuel: mi pare di sì.
Eran: e c'erano anche non ebrei?
Shmuel: no, eravamo solo ebrei provenienti da tutte le parti.
Mandy: questo a Santa Cesarea, ma a Tricase c'erano anche altri profughi…
Ester: no, no, no
Shmuel: nel kibbutz?
Mandy: a Tricase, non nel kibbutz, nel campo di Tricase.
Shmuel: c'erano gli italiani, quelli sì.
Mandy: ma c'erano anche degli yugoslavi.
Ester: c'erano dei bulgari.
Shmuel: dei greci.
Ester: greci.
Shmuel: sì, greci, ma ebrei.
Ester: non c'erano non ebrei, erano solo ebrei. Anche loro volevano emigrare in Israele e per quello si trovavano là.
Shmuel: i greci erano molto buoni. "Uno per tutti e tutti per uno". Eravamo ebrei di tutta Europa, non solo dalla Polonia o dalla Cecoslovacchia, venivamo da tutte le parti. Anche dalla Grecia.
Ester: anche a Cipro abbiamo trovato ebrei di ogni genere.

43:32-44:46

Shmuel: ci sembravano tre misure diverse. Santa Cesarea era più piccola, Tricase era più grande di Santa Cesarea. All'inizio stavamo a Santa Cesarea, poi a Tricase e poi là…
Mandy: perché vi hanno portato da Santa Cesarea a Tricase?
Shmuel: a Tricase c'erano più ebrei. Ci si poteva anche sposare. Invece a Cesarea non ce n'erano così tanti: solo a Tricase, così anche a Santa Maria e a Santa Leuca.
Ester: anche a Modena non ce n'erano più...
Shmuel: a Modena ce n'erano molti di più. Ci sparpagliarono tutti nell'Italia del sud. Da Modena se ne andarono tutti a Santa Maria, a Cesarea…
Ester: non faceva certo bene all'Italia. Ognuno stava da solo.
Mandy: siete giunti con la Brigata a Modena?
Shmuel: sì, Modena... fu il primo posto.
Ester: in ogni luogo in cui siamo andati ci portava la Brigata. Non c'era nessuno che potesse andare da qualche parte da solo. Erano pochi individui quelli che volevano lasciare l'Italia, passare in Germania. Andavano in Germania per restarvi a fare affari.

45:20-46:18

Eran: c'era qualche differenza tra Cesarea e Tricase?
Shmuel: tra Cesarea e Tricase…
Eran: sì, quali erano le differenze?
Shmuel: non c'erano differenze, niente di particolare.
Ester: in ogni luogo.
Shmuel: Tricase era più grande e più bello di…
Ester: in ogni luogo vedevamo nuovi immigrati. Il Joint si prendeva cura di noi.
Shmuel: a Tricase era meglio. Era sul mare, quasi tutti erano lì…
Eran: nel campo c'erano giornali? C'era una vita culturale?
Shmuel: c'era cultura.
Ester: c'era cultura, sì. Arrivavano libri da Israele.
Shmuel: arrivavano degli emissari.
Ester: arrivavano degli emissari.
Shmuel: Proprio come un kibbutz – ognuno aveva un incarico. C'era il capo, perché c'era bisogno di una direzione.
Ester: c'era anche un segretario che si occupava di ogni cosa.

48:18-51:13

Eran: ci potreste descrivere qualcosa del vostro matrimonio?
Shmuel: il matrimonio… sì, il matrimonio fu grandioso.
Ester: ma non c'erano estranei. C'erano persone dei kibbutz nelle immediate vicinanze. Venne molta gente e fu molto ben organizzato, con tavoli e cibo.
Shmuel: ci furono tre matrimoni.
Ester: fu una celebrazione molto gioiosa e avvenne il giorno prima del nuovo anno.
Shmuel: il 30 dicembre del '45.
Ester: e il trentuno è già l'anno nuovo, allora si dividevano così gli anni…
Shmuel: ci siamo sposati nel  '45, sì. Il giorno dopo era San Silvestro.
Eran: c'era una vita religiosa nel campo?
Ester: non c'era vita religiosa.
Mandy: era un campo tutto per non religiosi?
Ester: era tutto non religioso.
Shmuel: non ne ho visto alcuno in tutta Italia, né a Modena, né a Santa Cesarea, né a Tricase, né a Santa Maria; non ho visto religiosi, non ho visto nessuna sinagoga.
Ester: ma sapevamo quand'era una festività. Ce lo dicevano gli emissari… Dicevano: "Ora siamo prossimi a Rosh ha-shanà, a Yom Kippur, a Pesah…", cosicché sapessimo già che era festa.
Quando avevamo lasciato la famiglia, ricorda, avevo sedici anni e non ricordavo più quand'era Pesah e quando Sukkot.
Shmuel: non c'erano stanze private. Stavamo in cinque coppie per camera. Ogni coppia con le sue coperte. Non c'erano stanze. La vita non era facile. Ma era sempre meglio del campo di concentramento. Capisci?
Ester: solo gli emissari si stupivano della nostra capacità di sopportazione, ma dopo aver superato tante difficoltà in un campo, uno a Auschwitz, uno a Birkenau… non so nemmeno più quali campi…
Gli uomini possono dimenticare così facilmente, anche se non dimenticano dentro, e ciò nonostante si rallegrano, danzano, cantano. Volevamo tutti essere felici.
Shmuel: eravamo felici. Usciti dalla Shoà, quando al mattino non potevi sapere che sarebbe successo la sera: ogni giorno gettavano fuori cadaveri. Uscivamo da quell'esperienza ed eravamo liberi. A Tricase c'era cibo e l'UNRRA ci dava da mangiare.

INTERVISTA IN LINGUA EBRAICA

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