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JEWISH REFUGEES

IN APULIA
Witnesses of Rebirth

 

PROFUGHI EBREI

IN PUGLIA
Testimonianze di una rinascita

 

Lisa Shotten

Nata a Vienna nel 1938 due mesi prima dell'Anschluss, fu portata dai genitori con le due sorelle (Pnina [Fini] Horowitz e Helga Freund) in Italia, dove la famiglia visse grazie all'aiuto di organizzazioni assistenziali ebraiche fino al 1940, quando il paese entrò in guerra a fianco della Germania. Fu inviata al confino, poi, in seguito a varie vicende, giunse a Santa Maria al Bagno dove rimase due anni.

 

 

Nell'intervista - rilasciata agli studenti della "Ofek School for Talented Children" di Gerusalemme, coordinati dal prof. Mandy Feingers– Lisa parla della vita quotidiana nel campo.

Eran: Salve, Signora Schotten. Ci potrebbe raccontare qualcosa della sua infanzia prima della guerra e di come è giunta in Italia?

00:13- 01:18

Lisa: In realtà è difficile per me parlare di infanzia, perché io sono nata nel gennaio del 1938 e nel mese di marzo la Germania e l'Austria fecero l'Anschluss. Vuol dire che già allora gli ebrei iniziarono a fuggire.
Quindi sono nata praticamente in piena Shoà. Non so come fosse prima. Mio padre fu portato abbastanza presto in un campo di concentramento. Riuscì a uscirne e a fuggire in Italia.
Allora ci prese, noi tre sorelle, e andammo tutti in Italia. Quando vi arrivammo, io non sapevo ancora camminare, né parlare. Non c'è un prima.

01:34-03:04

In Italia si poteva immigrare solo illegalmente. Allora la vita era come poteva essere. Bisognava arrangiarsi e sperare negli aiuti finanziari.
Questo tipo di esistenza nell'ombra, per così dire, con l'aiuto delle comunità ebraiche o di famiglie ebraiche -: era abbastanza duro e continuò fino al giugno del '40.
Nel giugno del '40 gli italiani entrarono in guerra e, all'improvviso, da un giorno all'altro, i carabinieri ricevettero l'ordine di rastrellare tutti gli ebrei.
E tutta questa storia che era come se facessero finta di nulla, mentre sapevano bene  dove stava ogni ebreo, dove abitava e che faceva.
Solo che fino all'ingresso dell'Italia in guerra la cosa non li disturbava. Cioè non pensavano di far niente. Ma con l'entrata in guerra ci portarono al confino. Era un vero e proprio esilio. Significava stare agli arresti domiciliari.

03:16-04:30

In esilio, agli arresti. Erano loro a decidere dove sistemare gli ebrei. In genere si trattava di luoghi sperduti, battuti dalla malaria.
Poi nel luglio del '43 – mi pare – rovesciarono Mussolini, il dittatore fascista dell'Italia Così i tedeschi divennero da alleati praticamente occupanti dell'Italia.
Allora cominciarono le difficoltà più terribili. Ci presero, dal luogo cui ci avevano assegnato,
cioè i miei genitori fuggirono con noi sui monti, ma ci presero.
Allora ci portarono prima in una prigione per un periodo brevissimo e di lì furono obbligati a mandarci in Germania. Ma venne Vito Volterra a liberarci.
Eran: forse ci può raccontare qualcosa della liberazione da Sarvigliano?

04:34-05:24

Lisa: Molto poco: in pratica, dopo che i partigiani ci liberarono dal campo di Sarvigliano, iniziò un breve periodo in cui fummo costretti a vagare per le campagne.
Non c''era un posto dove andare o qualcosa da fare.
Finché non arrivò in quella regione l'armata del generale Ander che era il capo dei volontari polacchi che avevano lasciato la Polonia ed erano andati a combattere con gli inglesi. Da lì ci portarono a Santa Maria.

05:27-06:30

Nel periodo in cui ci nascondevamo, ricordo che stavamo in montagna. In una zona non lontana da dove tennero Mussolini agli arresti finché i tedeschi non lo liberarono.
Abitavamo in una specie di… Dove si mette il…
  Eran: una mangiatoia?
Lisa: Sì, una cosa del genere.
Eran: si chiama fienile.
Lisa: Sì, un fienile. Non so che compleanno fosse, ma ricordo che la mamma riuscì a raccogliere dei fichi e festeggiammo il mio anniversario in condizioni assolutamente terribili…

06:45-9:28

Ricordo della prigione che permettevano ai prigionieri di passeggiare un po' in cortile, una specie di giardino.
I secondini volevano mostrarsi gentili con una bambina di sei o sette anni, non ricordo che età avessi. 
Mi permettevano di prolungare il tempo della passeggiata e all'improvviso rimanevo sola. Ricordo come un incubo la porta chiusa che non si apriva e i miei genitori lontani.
Ricordo i lamenti strazianti di una donna che aveva consegnato il figlio ad un convento perché lo salvassero, quando si separò da lui: questo lo ricordo, ma non ricordo altro.
Ora, da quel campo, dalla prigione, ci portarono un po' più a sud, ma a quel che pare avevano difficoltà a organizzare camion direttamente verso nord.
Mi ricordo con difficoltà di quel campo. Diciamo che l'età mi ha aiutato a risparmiare quella memoria.
L'esperienza davvero più bella è stata giungere a Santa Maria.
In qualunque ottica si consideri, si deve pensare che da tre mesi di età fino a sei anni ero sempre vissuta in guerra, sempre braccata. All'improvviso era arrivato il paradiso.
Il clima, il mare… si riceveva tutto in modo regolare… il cibo, le cure mediche, tutto quello di cui c'era bisogno. La scuola, che avevano costituito gli emissari da Israele…
Era come una splendida vacanza. Cioè a dire, si poteva andare dove si voleva, ci si poteva divertire con delle semplici canzoni. Sapevano che non si può ricominciare con Dante Alighieri…

09:44-12:03

Per me Santa Maria sono i primi veri ricordi, l'inizio della mia vita.
Parlavamo italiano.
Eravamo una delle poche famiglie. La maggior parte erano persone sole che erano riuscite a sopravvivere alla Shoà.
In verità l'unico elemento doloroso di quel periodo passato a Santa Maria era che iniziarono a portare notizie su chi era morto e dove
Mentre eravamo a Santa Maria, mentre l'Italia veniva liberata e noi vivevamo bene in una specie di "prosperity" giunse per lettera o oralmente, non so per quali vie, la notizia che la sorella di mia madre era arrivata in un ghetto, uno dei ghetti della Lituania.
E si dava da fare per aiutarli con il cibo.
Mio padre aveva dei parenti in zone che non erano state ancora liberate. Da lì giunsero in seguito notizie di chi era morto e chi raccontava di aver visto chi non ce l'aveva fatta.
Ma per il resto Santa Maria era solo luce solare, vacanza, studi. È lì che ho fatto tutto per la prima volta.
Mia sorella Pnina, che era già grande, se ne andò dal campo e tornò con una copia di Pinocchio e anche con le fiabe dei fratelli Grimm.

12:13-13:44

Eran: In pratica come era organizzato il tempo a Santa Maria?
Lisa: Il tempo dei miei genitori non era affatto organizzato. Si dovevano alzare a una certa ora, a una certa ora dovevano mangiare e a una certa ora, quando faceva buio, si doveva rientrare a casa.
Quindi, da questo punto di vista, diciamo che la vita normale iniziò abbastanza presto. Il punto è un altro.
Una volta dissi che la mia è una memoria selettiva. Pare che Santa Maria a me dia solo l'idea di gioia. Ad esempio, non ricordo l'inverno, no, non me lo ricordo.
Eppure ci siamo rimasti due anni… non ricordo esattamente quanto tempo siamo rimasti e certo avrei dovuto fare attenzione a due inverni. Invece ricordo solo l'estate, quindi che ti devo dire? La maggior parte del tempo la passavo al mare.
Non esistevano ancora costumi da bagno, questo lo ricordo. Per insegnarci a nuotare mio padre ci portava al mare in mutande. Dopo aver imparato, eravamo sempre a nuotare a Santa Maria, a Santa Caterina…
C'era la scuola e si era molto impegnati. Avete già visto le mie foto, ma purtroppo non ricordo qualcosa di stabilito, di organizzato, nella vita quotidiana.
Eran: chi gestiva la scuola?

13:44-14:51

Lisa: Se ne occupavano gli "istitutori" inviati da Israele. In pratica insegnavano l'ebraico. Il proposito era quello di spingere all'emigrazione in seguito in Israele.
Non dipendeva dal ministero dell'istruzione italiano o dall'UNRRA. Non so quanto avesse fatto l'UNRRA o il Joint o altri, ma gli insegnanti venivano da Israele.
Mi pare di ricordare un'insegnante che forse era polacca.
C'erano genitori che mandavano i figli a scuola a Nardò, ma quelli più grandi di me, perché non perdessero altro tempo.

16:27-16:40

Mi ricordo che il babbo era in grado di calcolare da solo le varie festività senza bisogno di un calendario ebraico o altro.

INTERVISTA IN LINGUA EBRAICA

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