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Al (Širo) Finci

Al (il nome originale è Asher, che in famiglia è divenuto Shiro) Finci è nato nel 1929 a Sarajevo (ex Yugoslavia, ora Repubblica di Bosnia-Erzegovina). Il mese successivo all'occupazione dell'Yugoslavia da parte delle forze armate naziste, fuggì in Montenegro (un tempo parte dell'Yugoslavia e ora Stato indipendente) con la famiglia (padre, madre e sorella). Dopo aver trascorso la maggior parte del periodo bellico in un paese della provincia di Parma, i Finci riuscirono a mettersi in salvo in Svizzera, fuggendo attraverso le Alpi da Moltrasio, sul Lago di Como. Dopo la guerra, la famiglia tornò brevemente a Parma per trasferirsi poi a Santa Maria al Bagno, dove rimase circa un anno, prima di spostarsi a Roma. All'inizio del 1950 ricevettero il visto per l'immigrazione negli Stati Uniti: raggiunsero Los Angeles quasi nove esatti dopo avere lasciato Sarajevo.

Al (his original name being Asher, which became Shiro for his family) Finci was born in Sarajevo (the former Yugoslavia, now the Republic of Bosnia-Herzegovina) in 1929. The month following the occupation of Yugoslavia by Nazi troops, he fled with his family (father, mother and sister) to Montenegro (a region in the former Yugoslavia and currently an independent nation).  After spending most of the war years under Italian rule in a village in the Province of Parma. The family was able to flee to Switzerland by crossing the Alps from Moltrasio, a small village on Lake Como. After the war, the family returned to Parma for a short period and then was able to transfer to Santa Maria al Bagno, where they remained for approximately one year, before moving to Rome. A visa for immigration to the United States was received in early 1950 and the family arrived in Los Angeles in April 1950, almost exactly 9 years after leaving Sarajevo.

 


- Ci racconti della sua vita prima di arrivare nell'Italia del dopoguerra?
Could you tell us something about your life, before you arrived in after-war Italy?

A Sarajevo la mia famiglia conduceva una vita normale. Mio padre era proprietario – insieme al fratello maggiore - di una libreria che era anche casa editrice. Io avevo frequentato la scuola elementare e la scuola media. Dato che ho sempre amato la musica, prendevo anche lezioni di violino. Avevo modo di vedere molti spettacoli teatrali e opere, perché la libreria del babbo aveva un accordo di collaborazione con il teatro di Sarajevo. Quella vita regolare fu drammaticamente interrotta quando le truppe naziste invasero la Yugoslavia. Sarajevo fu occupata verso la metà di aprile del 1941. Lasciammo la città nel mese di maggio. Molti dei nostri parenti mettevano in dubbio la decisione dei miei di partire e tentarono di convincerli che, essendo cittadini rispettati, saremmo stati protetti dalle autorità locali. Noi ce ne andammo lo stesso, mentre la maggior parte dei miei parenti furono uccisi nei campi di concentramento dei nazisti e degli ustasha. Mio padre era il penultimo di sedici fratelli: solo due scamparono alla Shoà, mio padre e un fratello maggiore che era emigrato negli Stati Uniti nel 1910.
My family led a normal life in Sarajevo. My father owned a bookstore together with his older brother. They were also book publishers. I attended a public elementary school and later a public classical gymnasium (junior high school.) As I always liked music, I was taking violin lessons. I also had the opportunity to see many theatrical plays and operas, as my father’s bookstore had a cooperative arrangement with the Sarajevo theatre. All of this came to a bitter end when the Nazi troops invaded Yugoslavia. Sarajevo was occupied in mid-April 1941. My family left Sarajevo in May 1941. Many of our relatives questioned my parents’ decision to leave, trying to convince them that we were respected citizens and would be protected by the local officials. My family left anyway, but most of my relatives were killed in Nazi and Ustashe concentration camps. My father was the second youngest of 16 children. Only two survived the Holocaust – my father and an older brother who immigrated to the United States in 1910.

- Come siete giunti in Salento?
How did you reach Salento?

Abbiamo passato gli anni di guerra in Italia. All'inizio vivevamo, come “internati civili di guerra”, in un paesino – Gramignazzo di Sissa – in provincia di Parma (dal dicembre del 1941 al settembre del 1943, quando, dopo la resa, le truppe naziste occuparono l'Italia del nord). Una famiglia italiana ci nascose a Parma fino all'aprile del 1944. Intanto avevamo preso contatti con delle guide che ci aiutarono a fuggire in Svizzera attraverso le Alpi, partendo da un paese sul Lago di Como. Dopo la guerra tornammo a Parma. Purtroppo, dopo quattro anni di conflitto, la nostra situazione finanziaria era disastrosa. Uno zio, che si era salvato in Svizzera, ci informò dell'esistenza di un campo UNRRA in provincia di Lecce, in cui i sopravvissuti ricevevano rifugio, cibo e abiti. Alla fine capimmo che saremmo dovuti andar lì finché la nostra condizione economica non fosse migliorata. Ecco il motivo del nostro arrivo in Salento, a Santa Maria al Bagno.
We spent the war years in Italy. Initially, we were interned (internato civile di Guerra) in a small village – Gramignazzo di Sissa – in the Province of Parma from December 1941 until September 1943, when Italy surrendered and the Nazi troops occupied Northern Italy. We were hidden by an Italian family in the city of Parma until April 1944. At that time, we made contact with some guides, who helped us escape to Switzerland by crossing the Alps from a village on Lake Como. After the war we returned to Parma. Unfortunately, after four years of war, our financial situation was dismal. Through an uncle, who survived the war in Switzerland, we learned that UNRRA had an area in the Province of Lecce, where war survivors received shelter, food and clothing. We eventually found out that we could go there until our financial situation improved. That’s why we went to Salento and Santa Maria al Bagno.

- Che cosa ricorda dei campi di transito salentini?
What memories do you keep of the Salento transit camps?

Giungemmo in Salento nel dicembre del 1945. Era un vero paradiso, dopo il freddo sofferto a Parma e in Emilia (a quell'epoca non si chiamava ancora Emilia Romagna). Il clima mite fu un vero toccasana dopo gli inverni trascorsi a Sarajevo, in Val Padana e nelle Alpi Svizzere. Mio padre riuscì a trovare un impiego all'UNRRA. Io feci l'aiuto infermiere all'ospedale (una villa trasformata) di Santa Croce. Avevo relazioni soprattutto con profughi di origine yugoslava. Avevamo anche contatti, ma molto meno importanti, con altri profughi provenienti dall'Europa orientale. Ci era difficile comunicare, perché ognuno parlava la sua lingua (polacco, russo, ungherese e yiddish), mentre noi parlavamo serbo-croato. Inoltre eravamo diversi anche culturalmente. Noi sefarditi parlavamo ladino e perlopiù quanti erano di origine yugoslava e austriaca parlavano bene italiano. Mia madre non lavorava e mia sorella era troppo piccola per trovare un impiego. Avevo pochissimi rapporti con gli italiani, tranne con quanti lavoravano con me all'ospedale come autisti delle ambulanze e infermieri. Strinsi amicizia con due coppie di fratelli che vivevano in una casa modesta nei dintorni di Santa Croce. Pagavano una donna di Nardò per cucinare e fare le pulizie. Suo marito era arruolato nell'esercito italiano, ma ne aveva perso le tracce e non sapeva nemmeno se fosse ancora in vita. Aveva bisogno di denaro per vivere e crescere i figli ed era ben lieta di aiutare i miei amici.
We arrived in Salento in December 1945. It was truly paradise, after coming to Salento from the cold of Parma and Emilia (it was not called Emilia Romagna in those days.) The warm climate in the middle of winter was a great respite after spending winters in Sarajevo, the Po Valley and the Swiss Alps. My father was able to get a position with UNRRA. I became a nurse’s aide in the hospital (a converted villa) in Santa Croce. Most of my interactions were with other displaced persons who were of Yugoslav origin. We had some, but very minor, contact with displaced persons from Eastern Europe. We had difficulty communicating, as they spoke their own language (Polish, Russian, Hungarian and Yiddish), while we spoke Serbo-Croatian. In addition, we were very different culturally. Those of us who were Sephardic spoke Ladino and most of us of Yugoslav and Austrian background spoke fluent Italian. My mother did not work and my sister was too young to have any jobs. My contacts with native Italians were minimal, except for those who worked with me in the hospital as ambulance drivers and nurses. My friends (4 single guys – 2 sets of brothers) had a simple house in the outskirts of Santa Croce. They employed a woman from Nardo to cook and clean for them. Her husband was in the Italian Army, but she had no news from him and did not know whether he was alive. She needed money to survive and feed her children and was happy to work for my friends.

- A parte gli impegni di lavoro, come passava il tempo a Santa Maria al Bagno?
Beside your daily routine, how did you spend your time in Santa Maria al Bagno?

A parte lavorare all'ospedale, ogni giorno avevo un sacco di ore libere, considerando anche che facevo molti turni di guardia di notte. Non ebbi la possibilità di andare a scuola perché arrivammo in Salento ad anno scolastico già iniziato. All'inizio dell'anno successivo eravamo già in procinto di lasciare il Salento per andare a Roma. Così avevo un sacco di tempo libero, che passavo perlopiù sulla bella spiaggia di Santa Maria al Bagno.
Other than working in the hospital, I had a lot of free daytime hours, as some of my working shifts in the hospital were at night. There was no opportunity for me to go to school, as my family arrived in Salento after the school year started in 1945. When it started again in September 1946, we were making arrangements to leave Salento and move to Rome. This gave me a lot of free time, most of which was spent in Santa Maria al Bagno at the lovely beach.

- Ricorda qualche avvenimento particolare di quell periodo?
Do you remember any special event that took place then?

L'avvenimento, per così dire, particolare è un fatto che per qualche ragione inspiegabile ha continuato a restarmi impresso nella memoria anche a distanza di tutti questi anni, da quando ho lasciato il Salento. C'era un'italiana che veniva saltuariamente nel centro di Santa Croce. Non sapevamo chi fosse né da dove venisse. Iniziava a danzare, senza alcun accompagnamento musicale. Alla fine cadeva in una trance che poteva durare ore. Molti la chiamavano "la donna ragno". Ad una categoria totalmente diversa di avvenimenti particolari appartengono gli incontri con persone che sono diventate tra le più care della mia vita. Prima di tutto, in Salento ho incontrato Rose Stock. Quando arrivammo lei si trovava lì da vari mesi. Abbiamo passato la vita a incontrarci, da quando avevamo otto anni a Sarajevo, dove vivevamo prima che scoppiasse la guerra, poi in Salento, a sedici anni, poi a New York nel 1953, dove lei abitava con la famiglia e io feci il servizio militare, infine in California nel 1954, dove era venuta in vacanza. L'anno successivo eravamo già sposati. Poco dopo il mio arrivo a Los Angeles, per puro caso, incontrai Gertrude (Gerti) Goetz. Era una ragazzina a Santa Maria al Bagno che era riuscita a immigrare negli Stati Uniti nel 1949. Si stava per sposare con Sam Goetz, un altro amico del Salento. Siamo diventati ottimi amici e ci vediamo ancora quasi ogni settimana. Il Salento ha avuto davvero un'enorme influenza sulla mia vita!
The special event, if I could call it so, is something that for an unexplainable reason left a lasting impression on me for all the years since I left Salento. There was an Italian woman, who at irregular intervals appeared in the center of Santa Croce. We did not know who she was or where she came from. She would begin to dance, without the accompaniment of any music. Her dance eventually would turn into a trance and continued for hours. Many referred to her as a “spider woman.” In a totally different category of “special” was meeting certain people who are the dearest in my life. Above all, I met in Salento Rose Stock. She was already in Salento for several months when my family arrived. Throughout our lives we kept encountering each other, initially as 8 year olds in Sarajevo, where we both lived before World War II, then in Salento when we were 16, then in New York in 1953, where she lived with her family and I was a visitor while in the U.S. Army and finally in 1954 in California, where she came for a vacation. A year later we were married. Shortly after my arrival in Los Angeles I encountered, by pure chance,  Gertrude (Gerti) Goetz. She was a young girl in Santa Maria al Bagno and was able to immigrate to the United States in 1949. She was getting ready to marry Sam Goetz, another friend from Salento. We have become the best of friends and are together almost every week. As you can see, Salento has had a major influence on my entire life!

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