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JEWISH REFUGEES

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Witnesses of Rebirth

 

PROFUGHI EBREI

IN PUGLIA
Testimonianze di una rinascita

 


La corrispondenza di Hannah Ettinghausen

a cura di Fabrizio Lelli


In una lettera, inviata alla famiglia dall'ufficio UNRRA di Bari il 13 aprile 1947, Hannah risponde alla sorella Hilde - che le aveva raccontato dei preparativi per il Sèder di Pésah a Londra – e descrive come lei e Shmuel Rubinstein (menzionato nella forma inglese Samuel), suo futuro marito, abbiano celebrato la festa (Yom Tov) nel campo di Palese. I campi del Salento erano già stati chiusi e la maggior parte dei profughi era stata trasferita appunto nelle vicinanze di Bari.


[…] Io e Samuel abbiamo trascorso [il giorno festivo] insieme nel campo, al kibbùtz Mizrahì. Penso che abbiamo battuto tutti i record. Non abbiamo finito [il Sèder] prima delle due di notte. La tavola mancava di ogni hen, non c'era nessun Sèder Schüssel - neanche improvvisato. Penso che lo staff in cucina non l'abbia minimamente considerato. Secondo la tradizione polacca c'erano patate bollite in acqua salata servite fredde al posto del nostro prezzemolo. Benché all'ultimo momento, quando abbiamo iniziato, Kirschenbaum, il palestinese che officiava il Sèder, si fosse procurato la lattuga, lo stinco, l'uovo e le tre matzot (cotte nel campo), nessuno dei duecento partecipanti seduti agli altri tavoli aveva niente di tutto ciò. È stata una splendida occasione mancata. Vorrei solo essermene interessata io prima, anche se ti immagineresti che su duecento persone almeno una si desse pensiero dell'organizzazione.
Comunque il Sèder in sé è stato interessante e l'abbiamo apprezzato, soprattutto Samuel che era in grado di comprendere le profonde interpretazioni e gli aneddoti in yiddish. Invece il Sèder dei bambini, tenuto a scuola nel pomeriggio del primo giorno, è stato carino. C'era un sacco di fiori di campo e ogni bambino aveva un piatto con uova, prezzemolo, lattuga e una patata – un cucchiaio e addirittura un tovagliolo di carta – il tutto seguito da pollo e frutta! Qui l'Haggadà è stata abbreviata o piuttosto letta più velocemente e inframmezzata dai canti che i bambini hanno imparato a scuola. È stato bello vedere 60 bambini e 20 adolescenti con i genitori e perfino un neonato, gli insegnati e anche noi due. Dava davvero l'idea di che cosa possa essere un vero Sèder.
Sono andata a vedere l'ospedale il primo e l'ultimo giorno [di Pésah]. Ero così sconvolta dallo squallore della corsia – vasta come un cinema – che ho raccolto sei grandi mazzi di papaveri e di  margheritone gialle: insieme a delle candeline da festa hanno cambiato tutto! Il personale italiano, quando ha saputo che era una festività, ha trovato un tavolo bianco, dei vestiti, insomma è stato di grande aiuto. La notte dopo l'hanno dovuto evacuare, perché ci è piovuto dentro e - siccome l'infermiera di guardia si era addormentata - i degenti si sono bagnati tutti, compreso uno ricoverato per febbre reumatica. C'è una brutta atmosfera nell'ospedale. Io sospetto che sia il personale scelto tra i profughi a crearla. Comunque ho passato una bella giornata di festa: sono stata con un'ungherese che ha una bambina che si chiama Hannahle in visita a vari amici che erano a Cesarea e di Bagni.
Ora sono di nuovo al mio hotel di lusso a prepararmi teiere su teiere (in tutto il periodo di Pésah mi sono bevuta in tutto solo quattro tazze di tè). Alla fine mi sento nuovamente in forma al 100%. Sento che le cose tra me e Samuel stanno in qualche modo procedendo per il meglio.
Saluti a tutti.


Ringrazio Haim Rubinstein per aver consentito la pubblicazione della lettera e autorizzato la traduzione italiana.

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