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JEWISH REFUGEES

IN APULIA
Witnesses of Rebirth

 

PROFUGHI EBREI

IN PUGLIA
Testimonianze di una rinascita

 


Edith (Esther) Rymald Horowitz

Nata a Dortmund, Germania, nel gennaio del 1930, fu inviata in Polonia con i suoi genitori e suo fratello, perché cittadini polacchi. Si stabilirono a Teschen, città natale della madre, al confine tra Polonia e Cecoslovacchia. Suo padre fu inviato ad Auschwitz dove morì, costretto ai lavori forzati. Con la madre, Hella Mehler, fu internata nel ghetto di Sosnoviece e poi a portata a Mauthausen e Gunskirchen. Furono liberate nel 1945 dagli americani e inviate a Salisburgo. Vive a New York.
Born in Dortmund, Germany, in January 1930, she was sent with her parents and brother to Poland, as citizens of that country. They settled in Teschen on the Polish-Czech border, where her mother was born. Her father was taken to Auschwitz, where he died as a forced laborer. She and her mother, Hella Mehler, were in the Sosnoviece ghetto and then in Mauthausen and Gunskirchen. They were liberated by the Americans in 1945 and sent to Salzburg. She lives in New York.

 

Come siete giunti in Salento?

How did you reach Salento?

Occorsero tre settimane da Salisburgo a Modena; per mangiare saltavamo ogni tanto dal treno a rubare delle pesche. Arrivammo a Modena e ci misero in una caserma, un bel posto. Per la prima volta nella vita vidi dei cocomeri, quelli piccoli, dolci, ma non avevamo soldi; gli italiani però sono gente di buon cuore e ce li regalavano. Ricordo che a Modena stiravo uniformi ogni venerdì. A Modena incontrai uno di Bochnia, una località della Galizia vicino a Cracovia, dove viveva uno zio di mio padre; quando seppe che mi chiamavo Rymald mi raccontò di essere l'unico sopravvissuto della sua famiglia, con la madre: disse che eravamo i suoi mehutanim e mia madre disse che suo marito era di Lyzhansk [i Rymald erano seguaci della setta hassidica di Elimelekh di Lyzhansk]. Da Modena fummo inviati a Bari.
It took us three weeks to get from Salzburg to Modena; for nourishment we jumped from time to time from the train to steal peaches; we arrived in Modena where we stayed in a local barrack, a nice place. For the first time in my life I saw watermelons, the small and sweet ones, but we had no money; however, the Italians were of good heart and gave them to us. I remember that every Friday I was ironing uniforms in Modena. In Modena I met a man from Bochnia, a place in Galicia near Krakow, where one of my father's uncles lived; when he learned that my name was Rymald, he told me that he and his mother were the only ones of his family who had survived: he kept saying we were his mehutanim and my mother told him that her husband had been from Lyzhansk [the Rymalds were followers of the Hasidic sect of Elimelekh of Lyzhansk). From Modena we were sent to Bari.

Che cosa ricorda dei campi di transito pugliesi?

What memories do you keep of the Apulian transit camps?

Ci spostavamo continuamente, non sono mai stata in un campo a Bari. Ad esempio, sono stata anche a Napoli. La prima volta a Bari non ero ancora nella hevrà ["gruppo (sionista)"]. Fu prima di andare alle "Sante" e passai le feste di Rosh ha-shanà e Kippur 1945 [le prime feste ebraiche celebrate dopo la guerra] dal rabbino Bobover  [dei hasside Bobover], a Bari. Divennero una setta molto potente a Brooklyn, perché aiutavano i profughi con qualche tradizione hassidica a trovare un lavoro, una casa in America. Tornai ancora a Bari, ma ogni volta rimanevamo solo alcuni giorni. Viaggiavamo per tutta l'Italia con la hevrà. Dormivamo ovunque e ci registravamo più volte nei campi UNRRA perché ne avevamo bisogno per il gruppo: erano dei viaggi terribili, avevo solo quindici anni e non so come mia madre mi permettesse di andare in giro sola con tutti quei ragazzi.
We were traveling all the time, I have never been in a camp in Bari. For instance, I was also in Naples. I was in Bari, but not with the Hevrah ["(Zionist) group"], before going to the "Santas", and there I spent Rosh ha-shanah and Kippur in 1945 [the first Jewish festivals to be fully celebrated after the War] at the Rebbe Bobover's [the Rabbi of the Hasidei Bobover] in Bari. They later became a very powerful sect in Brooklyn, because they helped refugees (those with a Hasidic background) to find a job or a living place in the States. I was in Bari several times, but we were staying only a few days every time. We were traveling all around Italy with the Hevrah. We slept everywhere and we registered at UNRRA's camps many times because the group needed that: those trips were terrible. I was only fifteen years old and I still wonder how my mother could allow me to travel alone with all those boys.  

Come passava il tempo a Santa Cesarea?

How did you spend your time in Santa Cesarea?

A Santa Cesarea siamo rimasti fino alla nostra partenza nel 1946. Avevamo solo scarpe da uomo e per questo avevamo i piedi feriti perché le scarpe erano terribili [si vedano le foto di Edith a Santa Cesarea nella "Gallery"]. Eravamo Halutzim, io aderii al movimento Gordonia, dove c'erano religiosi e non religiosi. Erano quelli che in America si chiamano Ha-Bonim, sionisti tradizionalisti ma di sinistra. C'erano ragazze e ragazzi.
Mi piaceva molto Santa Cesarea e la gente che ci viveva. Ad esempio, c'era un italiano che lavorava alla posta e che aveva una figlia che si chiamava Ada. Ci davano degli abiti che venivano dall'Ungheria e con una gonna la madre di Ada mi fece un maglione.
Andavamo molto spesso al mare. Io sapevo già nuotare. Per il resto, come ho già detto, viaggiavamo molto tra un campo e l'altro per registrarci nuovamente. Dovevamo sempre passare da Lecce ma ricordo solo la stazione. Molto spesso venivano a prenderci con carri o con asini. Non andavo mai da sola.
Vivevamo nella parte alta del paese, vicino alla chiesa. Abitavamo in tre stanze: in una stavo io e mia madre, in una c'erano degli yugoslavi che non potevano tornare in patria e in una viveva una famiglia italiana. Vicino alla nostra casa abitava un bel giovane italiano [che appare in una foto con Edith] che aveva perso i genitori in un incidente stradale: la nonna era una contessa. Mandava il maggiordomo ogni pomeriggio per portarmi da lei. Lei era stata in Egitto e in Palestina negli anni '30 e, quando seppe che avevo intenzione di andare in Israele, mi disse che non ne valeva la pena. Con lei parlavo in tedesco. Diceva: "Edith, non voglio convertirti, solo non partire per Israele, mi occupo io di te; ti mando a scuola, rimani qui con mio nipote; ho solo lui". Sarei potuta diventare una contessa italiana! Il giovane, ovunque mi vedesse, mi faceva foto. Io però non avevo un ragazzo, né ne volevo uno del campo.
Ma le foto che ho ancora sono state scattate da un fotografo locale, un ungherese che a Santa Cesarea aveva sposato un'austriaca non ebrea. [Mostrando una foto di gruppo] Ecco Franja, veniva da Lodz ed era un po' più piccola di me e questo è Shlomek Schwimmer. Fui io a farli incontrare; poi andarono in Israele e si sposarono, lui parlava già ebraico e trovò subito un posto a Tel Aviv, ove vivono ancora. Franja, che aveva due sorelle, non aderì a Gordonia e non fu a Cipro. Tutte le persone della foto erano profughi.

We remained in Santa Cesarea until we left in 1946. We only had men's shoes and this is why our feet were wounded, because those shoes were horrible [see Edith's pictures of Santa Cesarea in "Gallery"]. We were Halutzim, I was a member of the Gordonia movement, composed of both religious and non religious people (this is more or less what Americans call Ha-Bonim, traditional labour Zionists). We were girls and boys in the group.
I loved Santa Cesarea and its people. For instance, there was an Italian man who worked at the post office and had a daughter whose name was Ada. They gave us clothes sent from Hungary and Ada's mother made me a sweater with a skirt.
We always went to the sea shore. I could swim already. Then, as said, we spent our time traveling from camp to camp to get registered elsewhere. We always had to stop in Lecce but I remember only the local train station. They often came to fetch us with carts or donkeys. I never traveled alone.
We lived in the upper part of the village, near the Church. We had a three-room apartment which  my mother and I shared with some Yugoslavs who could not go back to their country and with an Italian family. Next to our place lived a handsome young Italian boy [he is portrayed in a picture with Edith], whose parents had died in a car accident. His grandmother was a countess. She used to send her butler every afternoon to take me to her place. She had been in Egypt and Palestine in the thirties and when she knew that I wanted to leave for Israel she told me that it was not worthy. I spoke German with her. She used to say: "Edith, I do not want to convert you, just do not leave for Israel, I will take care of you, I will send you to school. Stay here with my grandson; he is all I have". I could have been an Italian countess! The young boy, wherever he saw me, took pictures of mine. But I did not have a boyfriend in Santa Cesarea, and I did not want one from the camp.
However, the pictures I still have were shot by a local photographer, a Hungarian who had married a non Jewish Austrian woman in Santa Cesarea. (Pointing out a picture) This is Franja. She was from Lodz and was younger than me, and this is Shlomek Schwimmer. I made them meet. Then they went to Israel where they got married. He already spoke Hebrew and immediately found a job in Tel Aviv, where they still live. Franja, who had two sisters, was not a member of Gordonia and was not in Cyprus. All the people in the picture were refugees.



Come era composta la società del campo di Santa Cesarea?

What was the society of the Santa Cesarea camp made of?

A Santa Cesarea c'erano ebrei provenienti dalla Russia ma noi non avevamo niente a che fare con loro. Erano scappati attraverso la Polonia e giunti in Italia ma ne avevamo paura, non ci fidavamo. Tra loro alcuni ci insegnavano l'ebraico, erano polacchi di origine lituana che erano scappati in Russia dove erano andati a scuola. Anche uno dei madrikhim [istitutori] del movimento Gordonia veniva dalla Polonia ed era stato in Russia. Non ricordo nessun ebreo proveniente dalla Palestina: mi pare di averne incontrati per la prima volta solo a Cipro. Capivo un po' d'italiano, ma non l'ho studiato molto anche perché, benché volessi avere rapporti con gli italiani, il gruppo non voleva. Per questo non sono mai andata a scuola in Italia. Come ho detto, a casa della contessa parlavo solo in tedesco e in generale parlavo tedesco con tutti e un po' di polacco. Nel gruppo parlavamo in yiddish. C'erano vari religiosi, soprattutto ungheresi, che avevano la loro Schul [Sinagoga], ma in genere non c'erano riti religiosi. C'era inoltre un gruppo di ebrei greci a Santa Cesarea, che erano stati castrati chimicamente dai nazisti. Parlavano un po' di ebraico e di ladino ma stavano per conto loro. Io ero l'unica che li frequentavo qualche volta perché parlavo tedesco e loro parlavano poco tedesco ma non yiddish.
In Santa Cesarea there were some Jews who came from Russia but we had nothing to do with them. They had fled Russia through Poland and had reached Italy, but we were afraid of them and did not trust them. Some of them taught us Hebrew, they were Poles of Lithuanian origin who had escaped from Russia where they had gone to school. One of our madrikhim [institutors] in Gordonia was also from Poland and had been to Russia. I do not have any memory of Jews coming from Palestine there: the first ones I met were in Cyprus. I could understand a little of Italian, though I never studied it because the group did not want me to have contacts with the Italians, even if I wanted so. This is why I never went to school in Italy. As said, I spoke German with the countess and in general I used to speak German and a little Polish. In the group we spoke Yiddish.
There were religious people, above all Hungarians, who had their own Schul [Synagogue], but, generally speaking, we did not have religious rites. There was also in Santa Cesarea a group of Greek Jews who had been castrated by the Nazis. They spoke some Hebrew and some Ladino, but they were on their own. I was the only one who sometimes went to see them because I spoke German and they could understand a bit of German but not Yiddish.


Che cosa accadde in seguito?

What happened later?

A Santa Cesarea mia madre si risposò e io me ne scappai con il "gruppo" a Castelgandolfo, nella villa dove aveva sede Gordonia. Ricordo che il papa voleva che i ragazzi ebrei - solo i maschi - si convertissero al cattolicesimo per farli sposare con delle orfane cristiane. Da lì ci portarono a Bogliasco vicino a Genova, in una villa bellissima, da cui proseguimmo in seguito per una destinazione che non ci fu rivelata, ove ci imbarcammo per l'aliya bet, penso dalle parti di Genova. Per tre settimane rimanemmo su una piccola barca, nella stiva, non potevamo neanche salire in coperta, poi giungemmo in un posto sempre in Italia che non conoscevamo. Allora arrivò dalla Svezia una nave (di cui ho la foto) che aveva a bordo americani e ebrei che venivano dalla Palestina. Quando arrivammo a Haifa, due mesi dopo, dovevamo fingere di essere fidanzate con i ragazzi americani e di baciarli per distogliere i sospetti degli inglesi e non essere mandate a Cipro. Non servì a niente. Mia madre invece era su un'altra nave, saltò in mare e così non fu internata a Cipro. Quando mia madre arrivò in Israele si era già separata dal secondo marito. Si risposò in seguito, all'età di 48 anni, con un americano (un vedovo che cercava moglie in Israele) di 67 anni, che è stato un compagno formidabile fino alla morte (di lui) nel 1966. Io, invece, dopo essere stata a Cipro, rimasi due anni in Israele, senza conoscere l'ebraico. Frequentai le scuole agricole. Poi raggiunsi mia madre in America dove si era trasferita con il marito e da allora sono rimasta in questo paese.
In Santa Cesarea my mother got married a second time and I left with the group for Castelgandolfo, where I stayed in the villa of Gordonia. I remember that the Pope wanted the Jewish boys to convert in order to marry them to Christian orphan girls. From there we were sent to Bogliasco, near Genua, where we stayed in a beautiful villa. From there we left for an unknown destination, where we found a boat ready for the illegal immigration. I think this was near Genua. We travelled three weeks on that very small boat, in the “keller”, without even having the possibility to go onto the deck, and we finally reached a place in Italy which we did not know. Then another boat from Sweden arrived (whose picture I still have) on which were many American and Palestinian Jews. When, two months later, we arrived in Haifa, we had to pretend we were engaged with the American boys and we had to kiss them to let the British think that we were not former refugees. But it was useless and we were sent to Cyprus. My mother was on another boat, she jumped into the sea and was not sent to Cyprus. When she arrived in Israel she had already divorced her second husband. She later got married a third time, when she was 48, with a 67-year-old American widower who had gone to Israel to find a new wife. He has been a wonderful partner all his life long (he died in 1966). I was in Cyprus and then spent two years in Israel, without knowing any Hebrew. I attended an agricultural school there. Then I joined my mother in the United States where she had moved with her new husband and since then I have been living in this country.

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