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JEWISH REFUGEES

IN APULIA
Witnesses of Rebirth

 

PROFUGHI EBREI

IN PUGLIA
Testimonianze di una rinascita

 

Memory of kindness. Growing up in war torn Europe


GERTI GOETZ

Bloomington, Xlibris Corporation, 2000

(In segno di gratitudine, traduzione italiana di Manuela Bruno et al., Nardò, Besa, 2007).

In her foreword to the Italian version of her memoir, Gerti Goetz describes her encounter with Salento in good terms.

Nella prefazione all’edizione italiana Gerti Goetz parla in maniera positiva del suo impatto con il Salento.

Subito dopo la nostra liberazione nel 1944, io e i miei genitori giungemmo profughi senza casa e senza patria a Santa Maria.
Fu lì che io, all’età di dodici anni, compresi per la prima volta il significato di libertà, sicurezza e di conforto amichevole. Fu lì che io e i miei genitori ci rendemmo conto di non essere più in pericolo, di essere sopravvissuti e di aver riconquistato il diritto di vivere.
Il giorno dopo il nostro arrivo a Santa Croce, io, adolescente inquieta qual ero, mi diressi verso il mare, desiderosa di esplorare il nuovo ambiente. In piedi su un’altura, vidi un paesaggio paradisiaco, una distesa di acqua di mare calma, di colore blu intenso e, sulla riva, un paesino pittoresco, Santa Maria. Fui letteralmente sopraffatta da un senso di rinnovata gioia di vivere e di speranza in un futuro migliore.

It must have been the second or third day after our arrival in Santa Maria that armed with a towel and God only knows what I used as a bathing suit that I made my way to the beach. As I made my way down the hill and the full extent of the ocean came into view, the blue waters mirroring the golden rays of the sun called forth indescribable emotions in me. It was a glorious feeling to be young and feel that from now on better and safe life was surely beginning for me and my parents. […]  An elementary school had been established in our camp serving fifty or sixty children with instruction being held in Italian, the common language of the student body, as most children spoke Serbo Croatian at home and a small minority were German speaking.


Doveva essere il secondo o terzo giorno dal nostro arrivo a Santa Maria quando me ne andai in spiaggia, munita di asciugamano e Dio solo sa cosa usassi come costume da bagno. Mentre scendevo la collina e i miei occhi scorgevano l’infinita distesa del mare, le acque azzurre in cui si specchiavano i raggi dorati del sole suscitavano in me emozioni indescrivibili. Era un sentimento splendido, sentivo di essere giovane e che da quel momento in poi sarebbe sicuramente iniziata una vita migliore e più sicura per me e per i miei genitori. […] Nel nostro campo era stata allestita una scuola elementare che provvedeva all’istruzione di cinquanta o sessanta bambini, con lezioni che si tenevano in italiano, la lingua comune del corpo studentesco, poiché molti bambini parlavano serbo o croato a casa e una piccola minoranza era di lingua tedesca.

It was also in summer 1945, that I met on the beach a youth three years my senior, a fellow survivor, who was to become eventually my partner in life for the next half a century and at this writing hopefully longer.

Fu sempre nell’estate del 1945 che incontrai in spiaggia un  ragazzo, più grande di me di tre anni, un sopravvissuto anche lui, che poi sarebbe diventato il mio compagno di vita per i successivi cinquant’anni e speriamo per molto tempo ancora.

 

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